Sawasdee ka e kop Khun Khaa…

Capisci subito che queste sono le due parole che userai di più per tutto il viaggio.
Ciao e grazie con un leggero inchino a mani giunte e un sorriso sempre presente sulle labbra di questo popolo.

La Thailandia è come me l’aspettavo. Sulla sua superficie aleggia la pace e la quiete, forse enfatizzata dalla presenza di templi e statue di Buddha ovunque. I thailandesi sono un popolo accogliente, sorridente coi turisti, riverente al suo defunto re e in generale ai suoi monarchi. Al punto che spesso è difficile distinguere questa riverenza dalla religione. L’impressione è stata che anche le guide turistiche dovessero o potessero dare un’immagine precisa di questa terra.
Ho però avuto la fortuna di incontrarne una che ha studiato in Italia e che con qualche battuta ha reso ben chiaro l’idea che sotto quest’apparenza zen cova nella brace.

Ed è la brace di un popolo ancora tutto sommato povero con il re, ormai defunto, più ricco del mondo.

Amato. Perchè per il suo paese ha fatto molto sopratutto in termini di sanità e sistema scolastico, aprendo il suo paese al turismo e facendone un’importante fonte di guadagno. Venerato. Per i suoi funerali che durano in totale un anno dalla sua morte, alla fine dei quali il figlio subentrerà al trono del padre. Con controversie evidenti ma non apertamente e liberamente espresse da nessuno. Abbiamo visto file lunghe ore di cittadini provenienti da tutta la thailandia vestiti a lutto e sue foto contornate da fiori ovunque.

Ma se fai una domanda di troppo, ad esempio su quanto il popolo sia contento o meno del suo successore capisci che nessuno ti dirà mai quello che pensa.
Perché è un popolo che ha vissuto dei colpi di stato. Perchè i thailandesi non conoscono il film Anna and the king, che è stato censurato.

E nemmeno il piccolo Buddha perchè gli accessi a internet sono controllati.  E dopo che alcuni studenti hanno utilizzato le dita alzate usate nel film “The hunger games” come simbolo di rivolta sono stati interrogati dalle forze dell’ordine e il film è stato anch’esso censurato. Perchè hanno cancellato ogni traccia dello tsunami e il personale degli alberghi è stato istruito per dare risposte evasive e rassicuranti. Insomma c’è una bella messa in scena per i turisti che ogni tanto tradisce le sue forzature.  Ho avuto l’impressione di un popolo in cui la cultura e la conoscenza viene volontariamente censurata e controllata.

Detto questo, è stato un popolo molto accogliente

E anche i quartieri più “malfamati” di Bangkok non mi hanno mai dato la sensazione di essere pericolosi. O comunque molto meno di certe zone di molte città italiane.
Abbiamo mangiato splendidamente ovunque. Non ho prestato  molta attenzione alla questione “acqua”. Ho assaggiato  frutta al mercato ( e che frutta!!).  Mangiato pollo e noodles sia in ristoranti che in bancarelle da strada (mentirei se dicessi che erano puliti). Mangiato da ambulanti in spiaggia. E ne io ne martina siamo mai state male.

E’ stata anche la mia prima esperienza ravvicinata col Bhuddismo.

Ho realmente sentito il senso di pace e di armonia che c’è intorno ai suoi rituali e al suo modo di viverla. E’ stato bello partecipare ale preghiere e alle benedizioni. Perchè è una religione che, pur nelle sue zone d’ombra come la percezione della figura femminile. Non ti fa sentire “estraneo” anche se hai un’altra fede. Ti fa sentire che alla base non ci sono soldi e palazzi dorati ma valori e sentimenti trasversali. E ti fa venir voglia di toglierti le scarpe e entrare in un tempio e pregare.

Il nostro itinerario è partito da Bangkok, dopo un volo con scalo a Dubai.

E a Bangkok ho capito cos’è la vera afa. E il traffico.
La tangenziale di Milano e l’afa di agosto non sono nulla  a confronto.
Sudi e sei in coda. Bisogna lasciare la città all’alba e tornarci tardi la sera per evitare ore e ore di traffico. Martina ricorderà per sempre il semaforo di Bangkok. 10 minuti di rosso e 10 secondi di verde e 2 ore per percorrere 300 metri. Che li faresti anche a piedi se l’aria non fosse irrespirabile.
Tutti quelli che ci sono stati mi avevano detto che l’avrei odiata. Invece a me è piaciuta. Caotica, caldissima, sporca. Ma piena di vita e contraddizioni. Templi e statue d’oro in mezzo a grattacieli, persone a piedi scalzi e rooftop con viste mozzafiato e cocktail all’ultimo grido.

Abbiamo visitato il Palazzo Reale che è sicuramente il simbolo dell’intera Thailandia. E’ la meta più importante della città. L’enorme complesso rappresenta una città nella città, la confusione e l’inquinamento restano al suo esterno. Sembra di entrare in una città fatata. Fatta di pagode d’oro, tetti arancioni, cortili, porticati e templi decorati con bellissimi stucchi dorati e affascinanti vetri multicolori. A guardia dei templi si trovano statue enormi e impressionanti.

Le altre tappe obbligate sono ai templi più importanti della città:Wat Pho con la statua del Buddha reclinato.

Poi navigando sul Chao Praya lo sguardo è improvvisamente rapito dal tempio più particolare di Bangkok. Il Wat Arun, detto il Tempio dell’Alba. Maestoso e insolito.  Il tempio svetta nel cielo con le sue guglie in stile khmer, decorate con  con migliaia di pezzi di porcellana cinese scintillante. Le ripide scalinate permettono di accedere alle terrazze superiori, con splendida vista sul fiume.
Wat Benjamabophit fatto completamente in marmo di Carrara.



Se devo scegliere una cosa che assolutamente bisogna visitare a Bangkok è un  floating market, cioè un mercato galleggiante.

Ce ne sono tanti, forse il più bello è il Damnoen Saduak. Un po’ lontano da Bangkok, circa 100 km, ma ne vale assolutamente la pena. Arrivati a destinazione, ci si imbarca sulle caratteristiche longtail boat per navigare lungo i canali circondati da fitta vegetazione fino a raggiungere il mercato. La prima parte del mercato è molto turistica e si divide tra una parte al coperto e una parte sul fiume.
Proseguendo però si raggiunge una zona più pittoresca. Qui si svolgono ancora le vere contrattazioni, dove la gente del posto acquista il cibo cucinato direttamente sulle barche, la frutta e altre cose quotidiane.

Il tutto è di grande effetto.

E dove io e Martina abbiamo assaggiato di tutto.
Banane fritte. Frutta mai sentita nominare come il mangosteen, guada, mango thailandese (prima di assaggiarlo il mango non mi piaceva), durian, longan, rambutan, dragon fruit. Abbiamo comprato il balsamo di tigre in quantità industriale da distribuire a parenti e amici al nostro rientro.

E poi Bangkok.

Centri massaggi ad ogni angolo, locali a luci rose nascosti tra bancarelle turistiche e cibo: tanto e buonissimo cibo!


Il piatto nazionale è Padthai.

E’ un piatto a base di noodlei tipici spaghetti orientali. E’ cucinato insieme ad un mix di verdure, carne o pesce. Un anziano cuoco mi ha svelato i segreti della ricetta originale. Senza carne ne pesce, ma con  uova, salsa di tamarindo e salsa d’ostriche, tufo, germogli, radici.
Un altro piatto  degno di nota è il Khao Pad o riso fritto. Si cucina friggendo il riso precotto al vapore insieme a verdure, carne o pesce.
Ovviamente i menù sono pieni di piatti al Curry, giallo, verde o rosso. Comunque non è piccante come quello indiano, anzi ha un gusto reso dolciastro dalla cucina che usa patate e latte di cocco per cuocere pollo o gamberoni.
E poi il mio preferito in assoluto.

Pollo Satay

Si tratta di spiedini marinati e speziati, cotti alla griglia e accompagnati da una salsina.
La thailandia è la culla dello street food, mangiare per strada con le mani è la regola, ma non mancano ristorantini più  turistici che cucinano piatti thailandesi e internazionali.

Dopo un paio di giorni ci siamo lasciate alle spalle Bangkok per esplorarne le zone circostanti.

E poi risalire al nord fino al triangolo d’oro.
Prima tappa Bang Pa In per visitare la celebre residenza reale estiva per poi proseguire per Ayuttaya dove si trovano le celebri rovine della capitale dei Re del Siam per oltre quattrocento anni, dal XIV fino al XVIII secolo.

Abbiamo visitato Wat Chai Wattanaram, disposto sulle rive del fiume Chao Praya.

Il Wat Sri Samphet, il tempiodell’antico palazzo Reale e costituito da 3 gigantesche pagode campaniformi. Quindi l’attiguo Wat Mongkhon Bophit, che contiene la gigantesca statua del Buddha in posizione seduta. La città di Phitsanuloke, per la visita del tempio Wat Mahathat al cui interno si trova la copia originale della sacrastatua del Buddha “Chinnarat”. Il Wat Mahathat è uno dei templi più sacri del Paese ed è visitato ogni giorno da migliaia di pellegrini Buddisti.

Ci siamo poi spostate ancora più a nord, a 400 km da Bangkok per visitare un luogo patrimonio dell’Unesco, un’altra tappa meravigliosa che entra di diritto nella top ten dei luoghi più belli che abbia mai visitato.

Sukhotahai.

“Questo regno è buono. Nell’acqua ci sono i pesci e nei campi c’è il riso. Il governatore non impone nessuna tassa alle persone che viaggiano insieme ai bovi per andare a commerciare o cavalcano per andare a vendere. Chi vuol comprare o vendere gli elefanti, lo faccia. Chi vuol comprare o vendere i cavalli, lo faccia. Chi vuol vendere o comprare l’argento e l’oro, lo faccia”.

E’ questa una delle più antiche descrizioni della provincia thailandese di Sukhothai. Situata nella parte meridionale della porzione nord del Paese. E’ nota soprattutto per essere stata il centro dell’antico regno thai.

Questa parola in lingua thai significa  “Alba della felicità”.

E non potrebbe essere diversamente, visto proprio il Sukhothai fu il primo regno dei thai.
Il parco che contiene il sito archeologico di Sukhotai è meraviglioso. Si respira pace e serenità e si può visitare a piedi o in bicicletta muovendosi tra vie sterrate e ponti che attraversano fiumi e laghi pieni di ninfee rosa.

Il nostro viaggio è proseguito in direzione di Chang Mai, la più grande città, anche dal punto di vista culturale, della Thailandia del nord.

Si trova a circa 700 km da Bangkok ed è situata vicino alle montagne più elevate del paese (Doi Intanon).
Qui ci sono più di 300 Wat, templi. E noi ci siamo arrivate nella giornata dell’ultimo dell’anno ed è proprio in uno di questi templi che abbiamo dato il benvenuto al nuovo anno. Facendo volare lanterne con messaggi augurali insieme ai monaci e alla popolazione locale. Posso dire che finora è stato il più bell’ultimo dell’anno di sempre.  In un tempio, dall’altra parte del mondo, insieme a persone che parlavano un’altra lingua e comunque sentirsi a casa…

Perchè casa è dove il cuore è in pace.

Il nord della Thailandia è molto meno turistico di Bangkok e dintorni, i prezzi scendono. Anche il mangiare cambia e diventa un po’ più piccante. Abbiamo visitato alcune produzioni locali. Seta, orchidee, cocco e derivati, ombrelli di carta. Il nord è il posto giusto dove fare acquistare prodotti locali  a buon mercato.

Prima di volare verso il mare cristallino ci siamo spinte ancora più a nord, fino al triangolo d’oro.

Tra le tribù della montagna e i loro mercati di riso e spezie a guardare da lontano la Birmania e il Vietnam.  Separate dalla Thailandia dal maestoso fiume Maekhong,e provare un po’ di malinconia per queste terre percorse da una delle più grandi vie del narcotraffico. Quest’immagine malinconica del fiume, al tramonto, circondato dalla giungla mi ha fatto pentire di non aver esteso il mio viaggio con qualche giorno in Laos.

Da perfette turistiche non abbiamo resistito a fare un giro per la giungla in cui sono stati girati film come Rambo in elefante.

Ultima tappa turistica al tempio bianco di Wat Rong Khun.

E’ senza dubbio il tempio più stravagante di tutto il Regno di Thailandia, un’opera singolare nata dall’estro e dalla devozione dell’artista nazionale Chalermchai Kositpipat nel 1997.
E’ difficile farsi un’opinione su questo tempio ci da una visione alquanto surreale degli insegnamenti buddhisti, rivisitati in chiave moderna e riproposti in maniera decisamente originale, provocatoria a volte anche kitch.
Bianco come la purezza del Buddha. E’ questo il primo elemento che attira l’attenzione dopo che ci si era ormai abituati all’abbondanza di oro, spesso pacchiano, che ricopre invece le altre migliaia di templi disseminati in ogni angolo del paese.
Ma se il bianco all’inizio abbaglia gli eletti sorprendenti sono altri.

Le decine di mani bramose che vi accoglieranno appena in procinto di attraversare il ponte verso l’ingresso.

Un’oceano di arti spettrali che spuntano da una vasca a forma circolare come fosse dall’oltretomba. Immagine di quel desiderio che, secondo il pensiero buddhista, altro non è che la causa primaria di tutte le sofferenze. Tutte le sculture e le strutture del tempio hanno  un significato simbolico che vuole far riflettere sugli insegnamenti buddhisti. Lo stesso ponte che conduce all’ingresso, simboleggia il passaggio dal mondo delle tentazioni, al regno del Buddha e quindi alla liberazione, meglio conosciuta come Nirvana.
Immagini di vecchie creature raccapriccianti, simbolo dell’impermanenza della vita.

Brillanti statue di Yama(dio della morte) e Rahu(dio dell’oscurità).

Aventi il compito di intimorire gli umani e di decidere del loro destino, concedendogli l’ingresso nel regno dell’Illuminato o respingendoli indietro verso l’ennesima reincarnazione.  E poi ancora immagini del Buddha che ci accolgono, una volta superato il ponte, all’ingresso del tempio. Si potrebbe perdere almeno un’ora osservando la miriade di stravaganti dettagli che costellano ogni angolo, ammaliati dal riflesso delle migliaia di specchietti che rendono ancor più splendente il bianco candido del gesso utilizzato nella sua costruzione.

Ma la parte più sorprendente è l’interno, che non può però essere fotografato.

Qui i tradizionali dipinti dei templi buddhisti vengono sostituiti con dei murales rappresentanti scene apocalittiche del mondo moderno – inclusa quella delle Torri Gemelle.  E immagini dallo spazio con protagonisti alcuni dei personaggi più famosi dei film e cartoni animati che mai ci saremmo aspettati di trovare in un tale contesto. Spiderman, Superman, Kung Fu Panda, Doreimon, Neo di Matrix, Elvis, e perchè no, non manca neanche Michael Jackson.
La mia conclusione è stata che va vissuto a tutti gli effetti come un’opera artistica e non come un tempio religioso. E quindi va letto e cercato di capire in quest’ottica. E visto così è davvero meraviglioso.
Ho fatto aggiungere questa tappa al mio tour, anche se non era prevista, e ne sono stata assolutamente soddisfatta.

Dopo statue di Buddha  e templi ovunque ci siamo regalare qualche giorno di relax e da Lampang siamo volate a sud fino a Phuket.

Sovraffollata di turisti occidentali ma comunque bellissima. Spiagge magnifiche e insenature bagnate dalle limpide acque blu del mare Andaman circondate da verdi colline che il turismo selvaggio e incontrollato probabilmente spinto così tanto per paura che il paese non si riprendesse più dalla tragedia dello Tsunami, rovinerà prestissimo, se lo stato non interverrà con una gestione consapevole.
Kata beach, Phi Phi Island, le baie di Jung Island, Bamboo Island e Maya Bay sono in potenza tra le spiagge più belle che io abbia mai visto. Peccato che il sovraffollamento turistico le renda simili a Porto Cervo ad agosto.

I sapori dello zenzero, del latte di cocco e del lime ci hanno  accompagnate attraverso un viaggio fatto di colori intensi e profumi freschissimi. Di ceramiche finemente lavorate. Di tessuti che emozionano al tatto. Di silenzi, di attimi di preghiera, di pace. Le luci che illuminano questa terra semplice e sacra sono quelle di un passato nobile, antichissimo e ancora oggi vivo, più vivo che mai. Nei siti archeologici perfettamente conservati e nelle tradizioni mantenute con attenzione quasi maniacale dalla gente del posto, estremamente attenta a salvaguardare la propria cultura e a valorizzarla.
L’incredibile valore aggiunto di un viaggio in questo luogo è questo. La sensazione di sensirsi subito, inspiegabilmente a casa, avvolti da una spiazzante genuinità.

 

 

 

Leave A

Comment