New York… la città che non dorme mai.

<< New York è quella speranza di un futuro fatto di sogni continui, dove tutto sembra si possa realizzare.
Non c’è passato e non c’è futuro, c’è solo il presente e in quel presente cerchi di farci stare tutto.
Non ti fermi, perchè lei non ti aspetta.
Qualcuno disse: “ New York ti appartiene all’istante. E’ una città che accoglie chiunque sia da secoli alla ricerca di qualcosa, di una casa, di un sogno”.
New York può essere tutto quello che volete che sia. Ed è davvero così. Quando sei qui l’unica cosa che desideri è viverti tutto. >>
Claudia Venuti

New York è sempre bella, sempre nuova, sempre frenetica.

Diversa in ogni quartiere. Manhattan e i suoi taxi gialli, la caleidoscopia Brooklyn… ognuno troverà qualcosa di irresistibile nella grande mela. Qui c’è la storia del mondo, passata e presente. Ci sono cittadini da tutto il mondo, con più di 200 nazionalità che l’hanno plasmata. C’è arte e musica.  Si possono passare ore e ore in un museo davanti ad opere d’arte inestimabili o camminare altrettanto tempo tra il suo dedalo di strade…
Una volta capito come sono numerate le streets e le Avenues e come funziona la metro è facile raggiungere qualunque punto della città.

Il mezzo di trasporto di cui non si può fare a meno è la metropolitana.

I biglietti per le corse singole non sono convenienti, meglio acquistare una Metrocard di una settimana con corse illimitate. Individuate i capolinea per capire in che direzione dovete andare e state attenti perchè su ogni linea (indicata da un colore) passano diverse metro (indicate da lettere o numeri) e non tutte fanno le stesse fermate ( ci sono treni local che fermano a tutte le stazioni e treni express che fumano solo alle stazioni principali, ma hanno nomi diversi) o funzionano di notte o nel week end. Ma sulla cartina della metro ad ogni fermata è indicato il numero o la lettera della metro che ferma li. Le variabili del week end o della notte sono sempre indicate con cartelli nelle stazioni. E’ in funzione 24/24 h 7/7 days e arriva dappertutto. O quasi, perchè non è la soluzione più comoda per l’aeroporto JFK che forse è più comodo raggiungere con un taxi o con Uber (entrambe soluzioni non economiche ma sicuramente pratiche) . In generale per muoversi ci sono taxi ovunque, ma sono cari e sopratutto la città è molto trafficata quindi non vi faranno risparmiare tempo.

Una settimana non basta per assaporare tutte queste sfumature e dicotomie, ma può essere il tempo sufficiente per una prima visita a 360° della capitale del mondo.

Ecco le 20 cose da fare e vedere a New York in una settimana

  1. La statua della libertà e Ellis Island
  2. Central Park
  3. Manhattan
  4. Time Square e una serata a Broadway
  5. Flatiron
  6. Top of the Rock e Rockefeller Centre
  7. Empire State Building
  8. Ponte di Brooklyn
  9. Grand Central Station
  10. High line
  11. Metropolitam museum of art
  12. National September 11 memorial & Museum
  13. Moma
  14. American Museum of Natural History
  15. Coney Island
  16. Guggenheim Museum  NYC
  17. Brooklyn
  18. Williansburh e Bushwick
  19. Financial District
  20. Shopping a Ny

1.La Statua della libertà e Ellis Island

E’ dal 1886 che dall’alto dei suoi 90 metri Lady Liberty da il benvenuto a milioni di viaggiatori che raggiungono New York dal mare. La sua vista, già a 40 km di distanza dalla costa, ha significato libertà e sogni per gli immigrati di tutto il mondo che cercavano un futuro migliore in America.
E’ il simbolo di New York e dell’America tutta.  E’ stato un dono dei francesi agli Stati Uniti d’America per il Centenario della Dichiarazione di Indipendenza. Concepita inizialmente come un faro, per la sua mole fu accostata al Colosso di Rodi, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, che tuttavia al suo cospetto sarebbe sembrato un nano… alto solo 30 metri.

Dal 1984 fa parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco e ogni anno è visitata da circa 11 milioni persone.

Questo dovrebbe darvi l’idea della coda che potreste trovare a Battery Park per prendere il traghetto che da Manhattan porta A liberty Island e poi a Ellis Island. Poter acquistare i biglietti online sul sito ufficiale, inserire l’attrazione in un city pass (ma dovrete comunque prendere i biglietti al botteghino prima di mettervi in coda per i controlli di sicurezza).  Se volete salire fino al piedistallo dovete assolutamente prenotare i biglietti sul sito con mesi di anticipo. Molto più difficile è trovare posto per salire i 354 gradini fino alla corona dove si accede attraverso una scala a chiocciola di ferro e a numero limitatissimo. (Io ho prenotato i biglietti a febbraio e per la corona il primo posto disponibile era luglio).
La Signora è bella da ovunque la si guardi, da Manhattan, dal traghetto, dal perimetro… ma entrarci è sicuramente una bella esperienza.

Appena sbarcati su Liberty Island potrete prendere gratuitamente della audioguide che vi accompagneranno intorno alla statua. E’ un percorso fatto molto bene. Io ho ascoltato la versione più breve per bambini e ci ha svelato tutti i segreti della statua più famosa del mondo.
Ad esempio che la struttura interna è vuota e sorretta da una strutturai acciaio e la statua è stata modellata con 300 fogli di rame sagomati dal Bartholdi per dar forma alla mastodontica signora  che attraversarono l’Atlantico stipati in 214 casse a bordo della piccola nave Isère, che dovette effettuare diversi viaggi per portare a termine l’impresa.

E prima di montarla fu istituita una raccolta fondi per realizzare il piedistallo su cui furono incise le parole del sonetto di Emma Lazarus : «Tenetevi, o antiche terre, la vostra vana pompa – grida essa [la statua] con le silenti labbra – Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata.»
Sulla tavoletta che Lady Liberty regge nella mano destra invece incisa la data dell’Indipendenza Americana (4 luglio 1776) .
Fino al 1916 ai visitatori era consentito inerpicarsi fino alla balconata che circonda la torcia. A causarne la chiusura fu l’azione di alcuni sabotatori tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale. I pesanti danni subiti dal braccio della Statua furono riparati, ma il percorso restò chiuso al pubblico per motivi di sicurezza.
Se nella fiaccola librata verso il cielo si riconosce facilmente il fuoco eterno della libertà e nelle catene spezzate ai piedi la fine dell’assoggettamento alla monarchia, le punte della corona rappresentano i sette mari e i sette continenti (nella classificazione anglosassone), oltre ai raggi del sole cari a un massone come Bartholdi.

 

Anche Ellis Island e il suo museo sull’immigrazione meritano una sosta. Quest’isola è stata la porta d’ingresso all’America più famosa e  storicamente importante. Un luogo in cui la disperazione del vecchio continente incontrava le promesse del nuovo mondo. Tra il 1892 e il 1924 più di 12 milioni di immigrati entrarono negli USA attraverso questa stazione di accoglienza. Nel museo è raccontato con partecipazione, e con un Audioguida in italiano sia per adulti che per bambini, che cosa significava arrivare qui da immigrato e a che procedure bisognava sottoporsi.

2. Central Park

Tra i grattacieli dell’Upper West Side e dell’Upper East Side c’è il parco più famoso del mondo. Con un perimetro di 4 km x 800 m, a novembre ospita anche l’arrivo della famosissima Maratona di NYC.
E’ sempre aperto, dalle 6 di mattina all”1 di notte e passeggiando tra le sue vette a seconda di dove si guardi ci sono laghi, ponti campi da baseball o lo skyline dei grattacieli di NY.
E’ pieno di Newyorkesi che passeggiano, fanno jogging o si sdraiano sui prati a fare un picnic. Ci sono scolaresche che studiano all’aperto o bambini che praticano sport (il baseball indiscutibilmente su tutti). Portate qualche nocciolina se volete incontri ravvicinati con gli scoiattoli!

3. Manhattan

Manhattan è il cuore pulsante di New York, se il Downtown è l’arteria finanziaria pulsante, la middle Town e l’uptown è un brulicare di vita, di traffico e  di caos che sfocia come apice in Time Square.

Partendo da Union Square si può fare una sosta all’Union Square Greenmarket per poi risalire al particolare e unico Flatiron Building con una breve sosta per risposarsi all’antistante Madison Square Park dove non mancheranno carretti di gelati Sundea.
Si può poi continuare a nord fino all’Empire State Building  e poi ancora raggiungere Bryant Park per un aperitivo o per una visita alla New York Public Library.

Da qui si può poi puntare o a Time Square e Broadway e poi raggiungere Il Rock Feller Centre e salire in cima al Top of the Rock.

 4.Time Square e una serata a Broadway

Psichedelica, caotica, mai ferma. E’ la piazza più famosa del mondo. Tanto odiata dai newyorkese quanto amata dai turisti. Qui è sempre tutto illuminato a giorno. Piena di negozi, grandi catene di fast food come Hard Rock Cafè, Planet Hollywood, Bubba Gump… è stata ribattezzata così quando vi si insediò la sede del New York Times.

L’insegna luminosa più spettacolare che si può vedere oggi a Times Square è quella del Nasdaq Marketside, che spende oltre due milioni di dollari per l’affitto dello spazio pubblicitario.

A Times Square è stata scattata la famosa foto del marinaio che bacia la fidanzata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, fatta dal fotografo americano Alfred Eisenstaedt. Times Square viene utilizzata come ambientazione di tanti film e telefilm girati a New York, come ad esempio alcune scene di Vanilla Sky con Tom Cruise, o di Spider Man e King Kong. Inoltre Times Square compare in moltissimi video giochi moderni.


Vedere un musical a Broadway era nella mia lista di “cose da fare almeno una volta nella vita”. E’ inutile giraci intorno, gli spettacoli sono molto costosi sopratutto se li prenotate online per assicurarvi un posto (se ve lo state chiedendo i tutto esaurito sono all’ordine del giorno per i più conosciuti).
Se non avete preferenze, ma volete solo provare l’esperienza di andare a teatro a Broadway potete comprare un biglietto last minute al botteghino sotto la scalinata rossa di Time Square, potreste fare un’affare.
Io invece volevo vedere il musical più acclamato e replicato della storia: The Lion King. Ero scettica, perché il costo era davvero elevato e perché mia figlia non parla inglese quasi per niente. Ma ne è valso tutto il costo. Tutta la fama che ha è meritata. E per una storia così famosa con musiche note e scenografie e costumi così particolari non capire la lingua (qualcosa le ho tradotto) non ha diminuito la bellezza di questa esperienza.

5.Flatiron

Il Flatiron è diventato un simbolo di New York e di tutta la civiltà del ventesimo secolo. È stato sempre visto, fin dall’epoca della sua costruzione, come esempio di modernità assoluta e nello stesso tempo di tradizione e continuità col passato.
Ai primi increduli osservatori apparve sconcertante per la sua forma che ricordava quella di una nave rivolta verso la città alta. Spesso le difficoltà pratiche spingono i progettisti a immaginare soluzioni strane e sorprendenti e così fu per il Flatiron.
L’area dove il palazzo doveva sorgere costringeva a una forma a triangolo del tutto insolita e allora Burnham trasformò la difficoltà in una sfida che unisse insieme il passato e il futuro. Invece di mascherare il problema lo accentuò ed esaltò proprio l’aspetto più difficile. Il palazzo dette a tutti l’impressione dell’audacia e quindi della nascita di una forma sbalorditiva resa possibile dalle strutture in acciaio ma dotata di un nobile senso della classicità. Era l’inizio del Novecento e tutto il mondo attendeva un’arte moderna che proiettasse la vita dei cittadini verso prospettive di sviluppo e di progresso mai viste prima.

Il Flatiron nasce proprio così. È proteso in avanti come se volesse incoraggiare l’entusiasmo della scoperta di nuove possibilità ma appare solenne e robusto suggerendo l’idea di una antica torre che svetta sulla città per guardare avanti e consentire a tutti di pensare in termini positivi verso il domani. Era destinato a diventare un classico moderno e così è stato.

6.Top of the Rock e Rockefeller Centre

Sono tanti i grattacieli di New York e la vista di questa città dall’alto è un’esperienza da provare. Da quale grattacielo ammirarla però non è una scelta facile, soprattutto se dovete scegliere solo uno.
Se la vostra scelta sarà il Top of the Rock non ve ne pentirete, non è il più altro come la Freedom Tower o il più famoso, ma ha una cosa che nessun altro ha: la vista sull’Empire State Building.

Scesi dal grattacielo si può visitare la piazza del Rockfeller Center che da sicuramente il suo meglio nel periodo natalizio con la sua celebra pista da ghiaccio e il suo albero di Natale stravisti nei film.

7.Empire State Building

Il più conosciuto, il più visitato, presente in tutti gli skyline e film di New York: ecco a voi Mister Empire State Building.
Se siete già saliti sul Top of the Rock forse può valer la pena salire qui al tramonto. Ma attenzione ai tempi perché anche se avete un pass salta fila vi permetterà di saltare solo la coda ai biglietti e non quella per il controllo sicurezza e quindi potrebbe richiedervi almeno 1 ora salire sulla cima del più famoso grattacielo del mondo.
E la sera ricordatevi di puntare al naso all’insù per guardare di che colore è illuminato. Dal 2012 infatti le luci led cambiano colore a seconda della festività o ricorrenza.

8.Ponte di Brooklyn

Il Ponte di Brooklyn si estende sopra il fiume East River, tra Brooklyn e Manhattan ed è stato per tanto tempo il ponte sospeso più grande al mondo.

E’ lungo 2,36 km e si può percorrere a piedi o in bicicletta in tutta sicurezza nelle corsie sopraelevate dedicate.
Prima di imboccare il ponte in direzione Manhattan potete passeggiare o pranzare nel Brooklyn Bridge Park. In un progetto di riqualificazione dell’area, c’è un bellissimo percorso ciclo pedonale e su tutti i moli (pierre) troverete campi da beach volley, piste da skateboard, campi di calcio o basket e bar e ristoranti o aree con griglie per pic-nic.

 9.Grand Central Station

Il Grand Central Terminal è la stazione ferroviaria più famosa di New York, divenuta un’icona della città. La stazione non è solo un crocevia di indaffarati pendolari e smarriti turisti, ma anche un centro pulsante di shopping ed eventi che conta circa 500.000 visitatori ogni giorno.

Il Grand Cental, per la precisione, è un terminal (cioè il luogo in cui tutti i treni concludono il loro viaggio), il più grande al mondo con 44 banchine e 67 binari, che riesce a presentarsi in maniera estremamente elegante e raffinata come un vero salotto urbano, grazie al fatto che i treni arrivano nei sotterranei.

Ma oltre ad essere un edifico bellissimo ci sono una serie di aneddoti e curiosità che ne rendono la visita una sorta di caccia al tesoro.
Nell’atrio principale,il Main Course, vicino al banco informazioni, c’è un famoso orologio. Le sue 4 facce sono realizzate in opale e, secondo Sotheby’s and Christie’s, vale più di 10 milioni di dollari.

Altrettanto noto è il soffitto dell’atrio che riproduce al contrario una costellazione con 2500 stelle in un cielo notturno: secondo alcuni l’errore sarebbe da attribuire alla mappa medioevale usata come modello, secondo altri la riproduzione al contrario sarebbe stata voluta in quanto dà la visione della volta dal punto di osservazione di Dio.

Osservando attentamente il soffitto, all’altezza dei Pesci, c’è un piccolo foro, ricordo del missile americano American Redstone esposto nell’atrio durante la Guerra Fredda, ai tempi in cui l.’URSS aveva lanciato lo Sputinik nello spazio. Dagli attacchi alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, al soffitto dell’atrio è appesa una bandiera americana.
Il famoso soffitto ha un altro, più recente, segreto. Se guardi attentamente, vedrai una macchia di buio sul blu accuratamente restaurato del murale. Questa patch mostra il colore del soffitto prima del restauro. È stato lasciato come promemoria di quanto lavoro è stato fatto.

Non potete non sussurrarvi parole d’amore o sciocchezze nella Whispering Gallery. La trovate all’ingresso del famosissimo Oyster Bar .Per provarlo dovrete stare agli angoli opposti del grande ingresso ad arco, quindi affrontare l’angolo e bisbigliare. Sarete in grado di sentire la  voce come se tu fossi accanto a loro, non bisbigliando in un angolo lontano.
Secondo gli esperti, ciò accade perché la voce dell’udito segue la curva del soffitto a cupola.

Passaggi segreti, binari nascosti, un campo da tennis…. molti altri sono i segreti di questa stazione!

10.High line

La High Line è un parco sopraelevato situato nel West Side di Manhattan.

Nel decennio del 1860, in una zona allora scarsamente popolata, venne costruita una ferrovia nel West Side di Manhattan. Col passare degli anni e l’incremento della popolazione, si crearono seri problemi di sicurezza, così si decise di realizzare una porzione di binari lunga 1,5 miglia (2,33 km), sopraelevata dal terreno ad un’altezza di 9 metri.

Nel 1934, la High Line aprì ai treni che correvano dalla 34th Street fino al terminal di St. John’s Park a Spring Street per trasportare merci, in una zona altamente industrializzata.

Con lo sviluppo sempre più massiccio del trasporto su strada, nel 1980 passò di qui l’ultimo treno. Un gruppo di proprietari spinse da subito per la demolizione della ferrovia sopraelevata, mentre Peter Obletz, un residente di Chelsea nonché attivista, li sfidò in tribunale per far sopravvivere la High Line.

Nel 1999 venne fondata l’associazione Friends of High Line per preservarla e riutilizzarla come spazio pubblico.
La High Line di New York è un eccellente esempio di riqualificazione urbana, che ha dato nuova vita al quartiere. La zona è ora una delle più trendy, con le residenze immobiliari fra le più ambite di Manhattan.
Durante il suo percorso ci sono diverse curiosità da notare.
Come lo  Standard Hotel, un hotel di lusso con oltre 330 camere, le quali offrono una bellissima vista sullo stesso parco e sul fiume Hudson.L’hotel ha aperto nel 2009 e suscitò molte polemiche la scelta di installare vetri non riflettenti e invitando apertamente i clienti e il personale stesso a mettere su degli spettacoli osè e in effetti molti sono gli “avvistamenti” di scene spinte. Ancora il Whitney Museum che ha aperto nel 2015 e ospita arte contemporanea americana o il Gansevoort Market Meat Center, il famoso Hogs and Heifers bar a cui fa riferimento il film Coyote Ugly , il Pier 54, un tempo approdo dei grandi transatlantici (qui sarebbe dovuto attraccare anche il Titanic).

Prima di incrociare la W 17th Street, troviamo la 10th Avenue Overlook, una gradinata che permette di osservare il traffico sottostante sulla 10th Avenue. Un tempo questa strada era chiamata la Avenue Death, dato che qui persero la vita centinaia di persone tra il 1880 e il 1920, quando ancora il 0reno passava a livello stradale. La sicurezza è stata una delle ragioni che hanno spinto a costruire una ferrovia sopraelevata.

Una delle attrazioni da non perdere nelle vicinanze della High Line è senza dubbio il Chelsea Market. La maggior parte dei 22 edifici che si trovano tra la 14th e la 15th Street erano di proprietà della National Biscuit Company, l’azienda che ha inventato i famosi biscotti Oreo.

Oggi gli edifici sono occupati da importanti aziende come Google, Food Network, uffici della Major League Baseball.

11. MoMA

Chi segue i mie viaggi e i miei girovagare sa quanto ami i musei, le gallerie d’arte e sopratutto l’arte moderna e contemporanea.
Questo museo è fantastico. E’ sul podio dei miei preferiti e se la gioca con la Tate Modern di Londra.
fantastico, dalla prima all’ultima sala.
Le ninfee di Monet mi hanno lasciata senza fiato, ma dietro ad ogni angolo, su ogni muro scovi capolavori immensi.

E’ un’ineguagliabile antologia d’Arte moderna e Contemporanea e spazia dall’architettura alla fotografia, passando per serigrafia, design, arte multimediale e gli immancabili dipinti e sculture realizzati dalla fine del XIX secolo ad oggi.Sognavo  di poterlo visitare in quanto ospita alcuni tra i dipinti più famosi della storia come Il Ponte giapponese di Claude Monet, Le demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso, La notte stellata di Van Gogh, La città che sale di Umberto Boccioni. E la visita è stata all’altezza del sogno.
Mi è dispiaciuto molto non avere il tempo di visitare il suo fratello minore (si fa per dire) MoMA PS1… ma so che quando tornerò a New York avrò ancora tante meraviglie da scoprire e mi sbalordirà di nuovo.

12.Metropolitam museum of art

Si fa presto a dire MET: con oltre due milioni di opere d’arte, 19 sezioni e uno spazio di 180 mila metri quadri, il Metropolitan Museum di New York vale un viaggio di per sé. Pressoché infinita la varietà delle collezioni, senza contare le mostre temporanee. Dalla grande scultura e pittura europea e statunitense all’antico Egitto; dalle arti africane, oceaniane e islamiche alla fotografia, fino a costumi, armi e strumenti musicali di ogni epoca e provenienza, siamo di fronte a un vero e proprio microcosmo, un compendio dell’arte mondiale: il sogno proibito di ogni museo.

Lo ammetto: ero scettica. Avendo visto il British Museum a Londra e avendone conosciuto la vastità avevo paura che ne fosse una ripetizione e che ci saremmo annoiate.
E invece no! E’ assolutamente meglio! E’ organizzato bene, le aree sono facili da raggiungere e hanno spazi espositivi fantastici. inoltre è il museo di New York più family freindly che ho visitato.
Abbiamo perso un’audioguida e ci hanno indicato le aree più interessanti per i bambini da visitare con i relativi commenti da ascoltare. C’è da starci un’intera giornata o tornarci più volte.
Cosa non perdersi? L’area dell’arte egizia ha la ricostruzione di una tomba e un’enorme sala che ospita il Tempio di Dendur che fu donato dal governo egiziano al momento della costruzione della diga di Assuan perchè non fosse inghiottito dalle acque.
E’ in realtà difficile scegliere cosa vedere perchè tutto merita almeno un passaggio. La sessione dell’arte romana e dell’arte greca, la sala delle armature (la più grande collezione al mondo), la collezione Robert Lehman che si trova in un atrio bellissimo, la grande sala dell’arte africana con statue di legno intagliate magistralmente, il violino di Stradivari, la sessione medievale, l’area di arte moderna e di arte americana…. insomma quando tornerò a New York forse non risalirò su un grattacielo ma sicuramente tornerò al MET, anche per salire al Roof Garden del 5° piano e per vedere i Cloisters del MET a Fort Tyron Park.

13.National September 11 memorial & Museum

Qui c’è la nostra storia. Qui c’è il momento in cui è cambiato il mondo. Qui c’è la densità di tutto il male del mondo e di tutto il coraggio del mondo. Qui c’è la morte e la ricostruzione.

Il 9/11 Memorial è stato costruito per ricordare ed onorare le migliaia di vittime innocenti tra uomini, donne e bambini che furono uccise dai terroristi nel corso degli orribili attentati che colpirono le Torri Gemelle l’11 Settembre del 2001.

La sua progettazione è stata affidata all’architetto newyorkese Michael Arad, che ha collaborato con il prestigioso studio di architettura paesaggistica Peter Walker and Partners.

Il fulcro del 9/11 Memorial è rappresentato da due enormi piscine artificiali a pianta quadrata, le Reflecting Pools, ricavate da quelle che una volta erano le fondamenta delle Twin Towers, ed attorno alle quali sono stati piantati oltre 400 alberi di quercia che rendono questa enorme piazza una delle più ecologiche mai costruite al mondo.
I nomi delle vittime sono stati realizzati tagliando i parapetti delle piscine, consentendo alle persone di vedere l’acqua che scorre dentro le piscine guardando attraverso queste scritte, che di notte si illuminano grazie alla luce che brilla attraverso i vuoti creati dalle incisioni delle lettere. Il design delle due fontane è stato pensato per rendere visibile ai visitatori il vuoto lasciato dall’assenza delle Torri Gemelle.

Un altro elemento molto importante del memoriale è il Survivor Tree, un albero di pera tipo Callery che venne ribattezzato in questo modo per essere sopravvissuto agli attacchi terroristici che colpirono il World Trade Center l’11 settembre del 2001. L’albero, che venne scoperto tra le macerie di Ground Zero nel mese di ottobre del 2001, era gravemente danneggiato (le radici erano bruciate ed i suoi rami spezzati), ma venne comunque affidato al New York City Department of Parks and Recreation. Il Survivor Tree è stato curato e recuperato per essere poi restituito al suo luogo di origine nel 2010, diventando uno dei simboli del 9/11 Memorial che rappresenta una linea di demarcazione visibile tra il passato e il presente.

Il 9/11 Memorial è un luogo che trasmette un forte impatto emotivo dove regna un’atmosfera di pace che è lontana anni luce dal frastuono incessante e dal ritmo frenetico che da sempre caratterizzano questa zona di Manhattan.

I nomi delle vittime sono stati realizzati tagliando i parapetti delle piscine, consentendo alle persone di vedere l’acqua che scorre dentro le piscine guardando attraverso queste scritte, che di notte si illuminano grazie alla luce che brilla attraverso i vuoti creati dalle incisioni delle lettere. Il design delle due fontane è stato pensato per rendere visibile ai visitatori il vuoto lasciato dall’assenza delle Torri Gemelle.

 

Il 9/11 Museum offre ai visitatori la possibilità di conoscere non solo la storia del World Trade Center, ma anche quelle che sono state le vite delle vittime che rimasero uccise negli attacchi del 2001 e del 1993, che vengono ricordati attraverso contributi multimediali, documenti di archivio, racconti, e con una serie di manufatti monumentali autentici del World Trade Center.

All’interno del museo si trovano alcuni dei reperti che vennero recuperati da Ground Zero nei giorni successivi agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, tra cui anche alcuni pezzi di acciaio che formavano la struttura portante delle Torri Gemelle.

La prima parte della mostra analizza l’importanza che aveva il World Trade Center non solo per New York, ma per tutta l’America, a3alizzando anche quella che fu l’evoluzione della rete terroristica di al-Qaeda che portò agli attacchi dell’11 settembre.

La seconda parte analizza la giornata dell’attacco terroristico, cercando di far comprendere ai visitatori cosa accadde prima sugli aerei dirottati e poi alle Twin Towers ed al Pentagono, mettendo in evidenza anche le coraggiose azioni di primo soccorso dei civili che prestarono assistenza negli attimi successivi alla tragedia.

La terza ed ultima parte è dedicata a quello che è successo dopo l’11 settembre, partendo dalla risposta globale verso gli attentati e gli attentatori, proseguendo con gli sforzi di recupero e ricostruzione che vennero messi in campo attraverso le associazioni di volontariato e di servizio pubblico.

Un’altra sala, che si trova all’interno dell’impronta originale della Torre Sud, è dedicata alla Memorial Exhibition. Questa mostra raccoglie i ritratti fotografici di tutte le 2.983 vittime che furono uccise in occasione degli atti terroristici dell’11 settembre 2001 e del 26 febbraio 1993. Grazie a degli schermi touchscreen i visitatori possono conoscere la storia delle vittime attraverso dei contributi audio e video raccolti dai familiari e dagli amici.

Ho riflettuto a lungo sul visitarlo o meno con Martina, perchè non sapevo se fosse adatto ai bambini. Ho poi deciso di leggere con lei dei libri per bambini che spiegassero cos’è il terrorismo islamico e cos’è successo l’11 settembre. Il museo è toccante e mi ha lasciato la stessa sensazione che ho provato quando sono entrata in un campo di concentramento però non ha contenuti scioccati non adatti ai bambini e quindi rifarei la scelta di portarla.

Un’altra icona del nuovo skyline di New York è la Freedom Tower.
Sono trascorsi quasi 18 anni da quell’11 settembre 2001 e New York ha colmato il vuoto (almeno fisico) di Ground Zero e, anche se tutt’intorno fervono i lavori, questa zona di Lower Manhattan è stata restituita ai suoi abitanti e ai turisti che oggi possono salire su One World Observatory, il punto più alto della città, il belvedere della Freedom Tower. See Forever, questa è la comunicazione che è stata pensata per One World Trade Center, il grattacielo più alto di NYC da cui sembra possibile sfiorare il cielo con la punta delle dita e che ha modificato lo skyline della città. See Foreverperchè, questa volta, non succederà più ciò che è accaduto alle Torri Gemelle e noi potremo vedere per sempre.

Con i suoi 541 metri e 33 centimetri di altezza, One World Trade Center è il terzo edificio più alto del mondo e il più alto d’Occidente. A questi si aggiungono i 5 metri del pennone che, nelle giornate ventose, sembra non faccia dormire sonni tranquilli al vicinato a causa dei sinistri ululati che emette. Ma, per l’unità di misura degli americani, il grattacielo è alto 1776 piedi, ovvero l’anno della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.

Il World Trade Center Transportation Hub, meglio conosciuto con il nome di Oculus, è il nuovo nodo di trasporto della città di Lower Manhattan e si sviluppa nell’area sotterranea compresa tra la torre 2 e la torre 3 del World Trade Center.

L’immensa struttura, che si caratterizza per la stupenda volta in vetro che esce dal terreno e si innalza verso il cielo , è stata progettata dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava che con Oculus voleva raffigurare una colomba bianca liberata dalle mani di un bambino. Simbolicamente la struttura architettonica disegnata da Calatrava rappresenta la rinascita della città di New York, ed in particolar modo di Manhattan, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

Oculus, inaugurato il 3 marzo del 2016, da un punto di vista dei trasporti mette in collegamento 11 linee della metropolitana, i treni Path e l’Hudson Ferry Terminal, ma è anche il punto di accesso principale per raggiungere il World Trade Center

14. American Museum of Natural History

E’ al 5° posto della classifica dei musei più visitati negli Stati Uniti, a New York è secondo solo al Metropolitan Museum) e uno dei più importanti musei di storia naturale del mondo. Inoltre è nell’immaginario di chi ha visto il film “Una notte al museo”. E’ enorme: ha 45 sale permanenti e molte altre attività temporanee.
Nelle sale sono esposti quasi tutti i tipi di meraviglie naturali, ma il museo è particolarmente famoso per la notevole collezione di scheletri di dinosauri, per il meteorite Ahnighito (il più grande al mondo tra quelli esposti in un museo), lo zaffiro “star of India” (anche lui il più grande al mondo) e il oderno Rose Center for Earth and Space.
Non posso dire che non sia un bel museo, ma ho preferito il suo fratello inglese. Se però non ne avete visto nessuno dei due e siete a New York vale una visita.

15. Coney Island

In 45 minuti di viaggio da Manhattan, vi ritroverete in tutt’altro mondo e avrete dei dubbi e vi chiederete una volta usciti dalla stazione della metropolitana, se vi trovate ancora a New York. Coney Island un quartiere nella zona più a sud del borough di Brooklyn. Coney Island è un’esplosione di colori, giochi, spiaggia, mare, fast food e divertimento. E’ un posto senza tempo, malinconico e sereno allo stesso istante. Vi sembrerà subito famigliare perchè  forse senza  saperlo lo avete visto in moltissimi film.
Tra le attrazioni di Coney Island aperte tutto l’anno c’è Nathan’s, che leggenda vuole sia l’inventore di hot dog e ha proprio in questa zona il suo primo negozio che organizza anche la gara di mangiatori di hot dog del 4 luglio, il New York Aquarium e il Coney Island Museum. Ma sopratutto c’è il luna park, che non sarà Diseny World ed è poco più grande di un lunapark di provincia ma qui ci sono il leggendario Cyclone, rollercoast costruito nel 1927 e la famosissima Wonder Wheel!

 

16. Guggenheim Museum  NYC‎

Forse le opere e le mostre ospitate non sono le più belle della città , ma l’architettura di questo museo da sola  vale il prezzo del biglietto.
All’esterno domina un delicato nastro bianco che circonda la struttura cilindrica con la base inferiore di dimensioni minori della superiore; una volta dentro è ancora il bianco a far da padrone nei sei piani espositivi. 
Una grande cupola trasparente (altezza di circa 30 metri dal suolo) sormonta la spirale, dndo leggerezza alla struttura e una pacata luminosità agli interni.
Non bastasse la peculiarità architettonica, a rompere ulteriormente gli schemi c’è la modalità di visita: una volta entrati nell’edificio, si sale (tramite ascensore) all’ultimo piano espositivo e da qui si inizia il percorso discendente (la pendenza è molto leggera, circa il 3%) fino al grande atrio del pian terreno.

Il museo possiede quasi 7000 opere che non vengono esposte contemporaneamente, ma a rotazione. A titolo di esempio possiamo ricordare che, fra gli artisti in catalogo (575 in totale), la cui attività copre il periodo che va dalla fine del XIX secolo ai giorni nostri, ci sono Georges Braque, Paul Cezanne, Edgar Degas, Paul Gaugain, Édouard Manet, Claude Monet, Pablo Picasso, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Henri Rousseau, Georges Seurat, Vincent Van Gogh, Édouard Vuillard, Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Paul Klee e Marc Chagall.

Accanto a questi grandissimi artisti del passato, la collezione del Guggenheim Museum continua ad arricchirsi, con l’acquisto di opere di artisti contemporanei. Fra le più recenti acquisizioni, ci sono opere di Bani Abidi, Reza Afisina, Ai Weiwei, Khadim Ali, Luis Camnitzer, Adriano Costa, Federico Herrero, Piero Manzoni, Gabriel Sierra, Erika Verzutti, Carla Zaccagnini.

Il Guggenheim Museum è dunque un museo in movimento. La sede di New York è stata la prima della Guggenheim Foundation che oggi annovera siti museali a Bilbao, Venezia e Abu Dhabi.

17. Brooklyn

Il grande fascino di Brooklyn è il melting pot di etnie, si contano circa 130 lingue diverse parlate, usanze che si incontrano per la strada e che vivono nel quartiere. Oltre ad ospitare la più grande comunità di ebrei ortodossi fuori da Israele, a Brooklyn vivono molti italiani, arabi, russi, indiani. Non più soltanto Manhattan dunque come rappresentante della Grande Mela nell’immaginario collettivo ma anche Brooklyn come crogiuolo che offre la vita in una metropoli immensa come New York.
Noi abbiamo soggiornato vicinissimo a Prospeckt Park, una zona abitata prevalentemente da afroamericani e molto tranquilla. (non intendo per il ruomore, perchè NY è molto rumorosa sempre, soprattutto di notte).
La tranquillità di Park Slope, lascia posto alla vivacità di Prospect Heights. Il quartiere ospita il bellissimo Brooklyn Botanic Garden e il Brooklyn Museum, che ospita esibizioni da tutto il mondo.

18.Williamsburg e Bushwick

Brooklyn è sempre stata una città cosmopolita e lo è tuttora. Fino a pochi anni fa l’intera area era off limits, non solo per i turisti ma addirittura per le forze dell’ordine; era una sorta di terra di nessuno. Poi qualcosa è cambiato, la gente del quartiere ha iniziato a reagire, motivata soprattutto dall’intervento dell’amministrazione comunale, sempre più interessata a ripulire i ‘borough’ fuori Manhattan (oltre a Brooklyn anche il Bronx, il Queens e Staten Island).
E’ grande, piena di sottoquartieri molto diversi tra loro. Noi abbiamo alloggiato qui a casa di un amico e sicuramente è un area di Ny, insieme ai quartieri del nord, che mi piacerebbe esporare molto meglio.

Williamsburg e Greenpoint, due zone confinanti tra loro, sono quelle più hipster, con negozi vintage, boutique e sale concerti. E’ soprannominata ‘piccola Berlino’ per via dei giovani artisti e musicisti che la frequentano.

Il quartiere di Williamsburg è senza dubbio uno dei più affascinanti e multiculturali della città. La parte nord è il regno degli hipster e dei creativi; quella est è tradizionalmente italiana; a ovest c’è il fiume, e a sud – fra portoricani e domenicani – c’è un quadrato che sembra appartenere a un’altra epoca e un altro mondo: è la zona abitata dagli ebrei hassidici della comunità di Satmar.
Il nome Satmar rimanda alla città (originariamente in Romania, ora in terra ungherese) da cui molti dei primi membri della comunità fuggirono a seguito delle persecuzioni dell’Olocausto.

Nel 1947 nel quartiere fu inaugurata la prima scuola della comunità: aveva 7 alunni e 12 alunne. Dodici anni dopo, nel 1959, gli studenti erano 1.400, e nel 1974 ben 3.500. Oggi si calcola che siano almeno 60.000 gli ebrei hassidici che vivono nella zona, e considerando che gli hassidici nel mondo sono stimati in circa mezzo milione di persone, si tratta di oltre un decimo dell’intera comunità.

Questa impressionante crescita demografica è legata all’osservanza di precetti religiosi che incoraggiano le famiglie ad avere un alto numero di figli.

Il nero è con tutta evidenza il colore dominante. Durante i giorni lavorativi (da domenica a venerdì) gli uomini indossano una lunga giacca nera chiamata “rekel”, che richiama l’abbigliamento tipico degli ebrei dell’est Europa nel periodo precedente alla guerra.
Un altro segno distintivo è il cappello. Oltre alla kippah (detta anche yarmulke), ovvero la tipica calotta, sono molto diffusi gli shtreimel, grandi cappelli rivestititi di pelliccia dalla forma circolare, a ricordare quella di una corona. Ma il vostro occhio, senza dubbio, sarà attirato anche dalle peot, i lunghi boccoli lasciati crescere davanti le orecchie, in accordo con un passaggio del Levitico nel Vecchio Testamento.
Anche le donne per strada vestono di nero, e niente pantaloni, solo gonne. In molti casi hanno i capelli coperti: se indossano un cappello, è facilmente un basco, altrimenti portano uno scialle. Non esporranno anelli alle mani né catenine al collo: gli unici gioielli in vista saranno gli orecchini, di perla. Queste norme vengono rispettate non solo d’inverno, quando il freddo induce a coprirsi, ma anche d’estate: non vedrete mai donne hassidiche sbracciate o in pantaloncini.

C’è un episodio che può darvi un’idea di quanto siano radicati questi usi. Un anno fa c’è stata una piccola battaglia fra gli hassidici di South Williamsburg e gli hipster di North Williamsburg. I due gruppi, forse quanto di più diverso si può trovare a New York, sono entrati in conflitto a causa di una pista ciclabile che attraversa entrambi i loro quartieri.

Il problema era che molte cicliste newyorkesi passavano dalla zona hassidica esponendo braccia e gambe, e questo provocava turbamento nella comunità. Gli hassidici, un giorno, hanno cancellato la pista ciclabile dall’asfalto, e gli hipster hanno risposto pedalando nudi fra le loro case, in pieno inverno e nel giorno di riposo, lo Shabbat.

Uno degli aspetti che più caratterizza la comunità hassidica è proprio la chiusura nei confronti del mondo esterno. In molti provengono dall’est Europa, e vivendo in una sorta di auto-isolamento non parlano neanche bene l’inglese: fra loro li sentirete parlare yiddish, o qualche lingua slava.
Così come i negozi, anche le scuole – e i relativi pulmini gialli – del quartiere hanno le scritte in ebraico, a rimarcare l’identità della comunità.

Dumbo, acronimo di Down Under the Manhattan Bridge Overpass, è il quartiere più artistico e si trova proprio tra il Manhattan Bridge e il Brooklyn Bridge. A Dumbo si respira un’aria da vecchia città industriale, con le strade di ciottoli e gli edifici che una volta erano zuccherifici e fonderie di ferro e ottone.

Bushwick è famoso per la street art. Il quartiere, chiamato Bushwick Collective, ha interi edifici ricoperti di meravigliosi murales. E’ una sorta di esposizione permanente di graffiti.

 

19.Financial District

Il distretto finanziario di New York (Financial District), è un quartiere nella zona sud di Manhattan, sede del New York Stock Exchange (la borsa americana), del governo della città di New York e ospita alcuni dei più vecchi edifici della città come la Feder Hall.

Non può mancare una foto con il Charging Bull, il toro di Wall Street che si trova nel vicino Bowling Green Park e che dall’8 marzo 2017 è fronteggiato da una nuova statua: “The Fearless girl”  raffigurante una bambina coi pugni sui fianchi in segno di sfida. La statua è stata realizzata dall’artista Kristen Visbal e fronteggia quella del famoso toro, il Charging Bull, installata illegalmente nel 1989 dall’artista Arturo Di Modica come simbolo della forza americana dopo la crisi della borsa del 1987. McCann ha invece ottenuto dalla città di New York un permesso di una settimana per la Fearless Girl; già in molti hanno chiesto che resti sul posto in modo permanente. Il 23 aprile dell’anno dopo la ragazzina senza paura era ancora lì, ma i titoli dei giornali dicono che verrà rimossa a breve dopo cause intentate dall’autore del toro di bronzo al sindaco di New York.

20. Shopping

Devo fare un mea culpa e ammettere che non ho avuto tempo da dedicare allo shopping sfrenato! Avevo un elenco di negoziati da non perdere, ma il tempo è stato tiranno. Ho fatto tappa nell’immancabile negozio di M&Ms in Time Square e in quello dei Lego a Rockfeller Centre. Ho curiosato anche nei vari shops dei musei (tutti molto carini, particolarmente quello del Moma e del Guggheneim). Potete però curiosare a questo link per avere delle idee!
https://www.skyscanner.it/notizie/dove-fare-shopping-a-new-york