Le cose da fare e vedere a Cuba – Me & mini me in giro per il nord di Cuba

Il nostro ultimo viaggio è stato Cuba. Due settimane alla scoperta di questo paese unico e meraviglioso tra casas particulares, spiagge bianchissime e musica in ogni dove!
Il nostro itinerario è partito da L’Avana e ha toccato, Vinales, Cienfuegos, Trinidad, Caso Santa Maria e per finire Varadero.
Ci siamo spostate con taxi e auto privata guidata da un artista locale perché, pur essendo il paese molto sicuro, le indicazioni stradali e le condizioni delle strade sono pessime. Motivo per il quale i servizi di noleggio auto non assicurano gli pneumatici. Si è rivelata un’ottima scelta per ottimizzare i tempi e per avere consigli da gente del luogo. tutti i cubani si sono infatti molto socievoli e desiderosi di raccontare la loro storia e mostrare le bellezze del loro paese.

Avevo ascoltato cubani raccontare della loro patria, letto guide turistiche, cercato approfondimenti sulla sua storia, ma Cuba mi ha sorpresa. Non è come te la aspetti e immagini.

Cuba è  molto di più. È un’infinità di suoni e colori. È sfrontata, orgogliosa, determinata. È un paese povero, affaticato da una storia di colonizzazione, schiavitù e rivoluzione, ma che non si è mai piegato al suo destino.

Il suo popolo ha creduto più volte nella rivoluzione. Le sue strade sono costellate di propaganda politica e non puoi non chiederti come i cubani abbiano accettato , e diciamocelo, accettino il regime con uno spirito così positivo. Ma se ascolti la loro storia, la storia di un paese che tante nazioni hanno provato a sottomettere e controllare, fin dall’antichità, capisci che con tutti i limiti che può avere e tutte le implicazioni ideologiche e sociologiche discutibili, il regime per i cubani è libertà. E se questo è il prezzo da pagare per averla ottenuta loro lo pagano con le le file per comprare il cibo razionato o con l’impossibilità di lasciare il paese per un viaggio.

Il paese sta cambiando.

Lo dicono i turisti che da lontano pensano che la fine dell’embargo stia modificando Cuba. E dicono che sta cambiando in fretta e che vogliono andare a Cuba prima che sia troppo diversa da quando gli americani non potevano metterci piede.

Ma se lo chiedi ai cubani se la fine dell’embargo ha cambiato qualcosa ti dicono a gran voce di no. È tutto come prima, l’unica cosa è che ora i cubani espatriati possono tornare a casa quando vogliono e non più una volta ogni due anni. Ma tanto in pochi potevano permettersi di tornare più spesso.

Il paese sta cambiando. Lo dicono i cubani che vivono le riforme di Raul Castro : da un lato vedono nuove possibilità di lavoro e acquisto (da pochissimo la proprietà privata è permessa e riguarda sopratutto attività commerciali, poche auto e case) e dall’altro vedono allargarsi la forbice dei redditi rendendo in città come L’Avana sempre più evidente la povertà.

Niente di quello che sai prima di arrivare a Cuba è abbastanza reale. Cuba è più vivida dell’immaginazione.

E ‘ un paese di sognatori, di artisti, di persone che sanno che la realtà si può cambiare. Che ci credono, che non si arrendono.

Lavorano col sorriso sulle labbra, con una bella parola pronta da dire, con la musica a tutto volume a qualsiasi ora del giorno e della notte. Lo vedi in come si muovono, in come gesticolano, nella velocità di interazione che hanno quanto è bella la vita qui.

Lo  sai che non ci sarà una buona connessione o che non troverai molti negozi. Che l’acqua non è potabile e che hai un buon 20% e oltre di probabilità di dover ricorrere alla tua “farmacia da viaggio”. Ma Cuba la conosci davvero nelle code per usare un internet Point o fuori da un “mercato” per acquistare del riso o del sapone. Nella musica suonata ad ogni angolo delle città. Nelle fognature rudimentali che non ti permettono di buttare la carta igienica nel wc (motivo per cui nei luoghi frequentati dai turisti spesso lo sciacquone non funziona apposta perché l’addetto ai bagni raccoglie la carta igienica buttata nel water prima di versare un secchio d’acqua nel bagno) Cuba la conosci nelle vecchie auto sovietiche o americane destinate alla rottamazione che qui hanno una seconda splendente vita. Nelle sue casas particulares dove ti preparano colazione e cena con prodotti che loro non potrebbero acquistare per se stessi o che richiedono code che più volte noi abbiamo rinunciato a fare.

Se quando preparate la valigia pensate “al massimo lo compro li” sappiate che anche acquistare un bagno schiuma a Cuba potrebbe non essere così semplice.

I piccoli supermercati, dove si trovano quasi esclusivamente cibi non confezionati o le catene che vendono prodotti per l’igiene hanno sempre coda davanti all’ingresso. Questo perché il “periodo especial” in tempo di pace in cui si trova Cuba per fronteggiare la grossa depressione degli anni 90 è ancora in vigore. I cubani non possono acquistare liberamente il cibo o il sapone o altro genere di prima necessità. È in vigore un razionamento controllato dallo stato e ogni cubano ha una “targeta” per rifornirsi solo di quantità stabilite per ogni cosa. Questo inevitabilmente porta e tempi e controlli più lunghi per la spesa. Ma anche aveste voglia di mettervi in coda la scelta sarà più limitata di quanto possiate immaginare. Entrando in un “supermercato” ho capito perché i bambini per strada non chiedono soldi ma caramelle. Il problema non è avere i soldi per comprare il cibo, a Cuba non si muore di fame, lo stato non lo permetterebbe mai, ma poter comprare qualcosa di “diverso”.

Ma anche questo è un prezzo da pagare per aver tenuto la testa alta e i cubani non solo lo sanno ma ne sono orgogliosi.

Certamente c’è il mercato nero per poter acquistare alimenti di “lusso” o razioni extra. E ci sono malcontenti rispetto alla libertà di movimento ed espressione sopratutto ora che il paese si apre al mondo e i cubani “mettono idealmente il naso “ fuori dalla loro isola. Ma sentono lo stato, e il loro leader, dalla loro parte. La sanità, la scuola (statale e  gratuita finì all’università compresa), lo sport, l’arte sono dei diritti  e dei servizi pubblici che lo stato protegge e garantisce al suo popolo con forza.  I cubani devono poter avere degli orari di lavoro compatibili col poter praticare sport o andare a teatro. Motivo per cui l’accesso a spettacoli teatrali e di ballo hanno prezzi molto bassi. I lavori artistici sono rispettati e tutelati. Basti pensare che i vari gruppi musicali che si incontrano nei ristoranti, nelle piazze o nei bar sono pagati dallo stato. Esiste infatti un registro che fa ruotare tutti i musicisti regolarmente iscritti nelle varie zone delle città con stipendio statale. Gli interventi e le riforme varate negli ultimi anni, che hanno portato all’abolizione di moltissimi posti pubblici per favorire l’impresa privata, hanno comunque tutelato le persone licenziate che continuano a percepire lo stipendio in attesa che si creino nuovi posti di lavoro.

Ogni cubano con cui parli ti chiede se “te gusta Cuba” e se rispondi di si illumina in un sorriso vero e pieno di orgoglio per il suo splendido paese.

È un paese da capire col cuore. Cuba, fuori dai resort e dagli hotel, è un viaggio, non una vacanza. E spero tanto che un po’ mi abbia cambiata.

Qui potete approfondire la storia di Cuba, senza la conoscenza della quale è impossibile capire cos’è Cuba oggi.

Cosa fare a Cuba

1.L’Avana: la bellezza della decadenza

La capitale di Cuba forse è la chiave di lettura di tutto il paese.
La città fu fondata nel 1514, ma la sua attuale sede definitiva le fu attribuita cinque anni dopo. La leggenda narra che la prima messa cristiana fu celebrata sotto un albero di cerva in quella che ora è la Plaza de Armas.
Successivamente fu attaccata e rasa al suolo dai pirati francesi e negli anni successivi fu quindi fortificata per protezione. assumendo l’aspetto che vediamo oggi.

All’inizio del proibizionismo (per approfondimenti sulla storia di cuba leggi questo post) molti ricchi americani si trasferirono qui, determinando un breve periodo d’oro a cui seguì l’inevitabile decadenza. Era infatti diventata negli anni ’50 patria del gioco d’azzardo e rifugio dei gangster americani. Fidel Castro intervenì immediatamente per eliminare questa realtà lottizzando gli alberghi per stranieri e trasformandoli in abitazioni. L’intento nobile di Castro segnò anche la storia dei rapporti contrastati con gli Stati Uniti, oltre che il declino architettonico e sociale della città.

Oggi il restauro della città è in atto. Molti sono i cantieri che stanno cercano di dare nuovo lustro ai palazzi coloniali, ma la strada è lunga e difficile.

Sono moltissimi i motivi per stare almeno 2 giorni in questa città.

Le onde che si infrangono sul lungo mare del Malecon, vicoli brulicanti di vita tra case fatiscenti, chitarre e voci che si sentono dietro ad ogni angolo, le vecchie Lada che compaiano da ogni vicolo e cortile, turisti con la barba di Hemingway….

L’Avana è una città, nonostante quasi 50 anni di incuria totale, straordinariamente bella. Forse è merito della sua storia spavalda, del suo essere sopravvissuta alla storia, dell’energia della salsa che vibra in ogni suo vicolo…
Per comodità il centro dell’Avana viene diviso in tre zone: Habana Veja, Centro Habana e Vedado.

Habana Veja

E’ il cuore della città, ricco di atmosfera e densamente abituato e popolato di turisti.
Noi abbiamo soggiornato  molto vicino a Plaza Veja ed è stato un ‘ottimo punto di partenza per muoversi a piedi.

Abbiamo visitato la città accompagnate da una guida, Luis, cubano professore d’italiano, che ci ha mostrato i fantastici edifici storici che costellano questa città.

 

Plaza Veja è uno dei cuori pulsanti della città vecchia.

E’ una bella piazza circondata da edifici coloniali che erano residenze private delle famiglie di coloni più ricche della città. Sotto il regime di Batista era stata adibita a parcheggio sotterraneo che però poi è stato rimosso dando il via alla riqualificazione della piazza che ora ospita Caffè, ristoranti , un micro birrificio artigianale, la scuola elementare e alcuni musei: tra cui il Planetario, la Fototeca di Cuba e una bellissima Camera Obscura, la più grande del Sud America. In lontananza da questa piazza si può vedere il Capitolio. Spostarsi nei violetti circostanti è molto piacevole. Ci si imbatte in continuazioni in musica dal vivo, venditori di Churritos, frittelle, o gelato al cocco artigianale, antichi palazzi che ospitano mostre o gallerie d’arte, farmacie antiche o bancarelle di frutta e verdura locali.

Calle Obispo, una stretta via pedonale piena di gente e Mercaderes sono tra le vie più frequentate e da non perdere se cercate piccoli musei e vecchi negozi. DA qui si può poi raggiungere Plaza de la cattedrale.

Catedral de San Cristobal de la Habana

La sua piazza è una sorta di museo del barocco cubano e sopita la Cattedrale, incantevolmente asimmetrica e dominata da due campanili. Questa cattedrale dalla facciata barocca ha ospitato per qualche anno le spoglie di Cristoforo colombo prima che fossero riportate in Spagna.

Da qui si può proseguire verso la Plaza De Armas

Questa è la piazza più antica dell’Avana. risale al 1520 ed era conosciuta come Plaza de Iglesias perché prima ospitava una chiesa che fu poi spostata. Dal 1955 ospita la statua di Carlos Manuel Cespedes, amato dai cubani per aver avviato Cuba nel 1868 sul cammino dell’indipendenza. Questa statua ne sostituisce una di un sovrano spagnolo che non era ben voluta dai cittadini. E’ contornata dalle palme reali, simbolo dell’intero paese.

Davanti alla piazza, verso il mare si trovano il Museo del Templete, che sorge nel luogo in cui fu celebrata la prima messa della città sotto una pianta di ceiba (la ceiba è stata poi sostituita dopo la sua morte da una colonna) e il Castillo de la Real Fuerza costruito dopo che i pirati rasero al suolo l’Avana e le sue misere fortificazioni.

Dal lungo mare o attraverso le viette interne si può raggiungere la terza bella piazza dell’Avana vecchia: Plaza De San Francesco E’ situata di fronte al porto dell’Avana è una piazza sempre ventosa che fu realizzata all’epoca in cui i galeoni spagnoli sbarcarono a Cuba. Il porto di Cuba fu da subito un porto di riparo per le navi dei coloni che poi proseguivano il loro viaggio verso gli altri paesi delle Americhe. Ospitò dapprima un mercato, ma in seguito al sorgere di una chiesa i frati si lamentarono per il troppo rumore e lo fecero spostare. Anche qui si trovano bar, negoziati e una Casa di cambio: attenzione perché alle case di cambio c’è spesso coda e chiudono alle 18.

Centro Habana

Nelle vie che collegano Centro Habana a Habana Veja è facile incontrare bambini in uniforme scolastica o che in periodo di vacanza giocano nelle strade, teste di galline offerte agli ordisca (divinità della santeria, che è la religione che affianca quella cristiana a Cuba. Qui la vita prosegue incurante dei turisti, delle distrazioni di internet e del clima afoso. E’ un microcosmo di vita reale cubana intorno al quale si sono sviluppati alcuni poli di interesse per i turisti.
Il Capitolio Nacional è l’edificio più ambizioso dell’Avana e fu costruito nel periodo più prosperoso del governo Cubano, quando cioè la vendita dello zucchero era fiorente e aveva arricchito il governo. Fu costruito nel 1926 per volere del dittatore Machado, posto destituito con un colpo di stato, come copia del Campidoglio di Washington, ma poco più alto e più ricco di dettagli. Da qui si calcolano le distanze dell’Avana da ogni altra città. Da qui partono i tour dei bus Hop on Hop  off . Spostandosi verso il Paseo del Prado si incontra La Manzana de Gomez, un tentativo di galleria di negozi in stile europeo che, trascurata, dagli anni ’90 è spettralmente deserta (anche se i cubani dicono che si stia facendo un tentativo per ridarle vita).

Il Parque Central è un brulicare di cubani che discutono di baseball mentre intono al loro è uno sfilare di auto d’epoca a caccia di turisti. Al centro del parco c’è la statua di marmo del venerato Josè Martì. A Cuba ci sono migliaia di statue in onore di questo poeta, giornalista, filosofia e uomo che fu l’uomo chiave della seconda guerra di indipendenza . Intorno alla piazza ci sono 28 palme reali per ricordare il suo giorno di nascita (28 gennaio).

Su un lato della piazza il bellissimo e famoso Gran teatro dell’havana e l’Hotel Inglaterra, l’hotel più antico di cuba.

Non può mancare una visita al Museo de La revolucion che ha sede nell’ex palazzo presidenziale di Batista. Il museo esplora la storia di cuba dall’epoca precolombiana fino all’attuale regime socialista. Se volete trovate un approfondimento sulla storia cubana qui.

Nello spazio posteriore del museo c’è un monumento commemorativo alla Granma, l’imbarcazione con cui Fidel Catro e altri 81 rivoluzionari tra cui Che Guevara raggiunsero Cuba dal Messico.

Vedado

E’ il cuore commerciale dell’Havana e il suo quartiere residenziale. Durante gli anni ’40 e ’50 era un luogo losco. L’Hotel Nacional ospitava un casinò, l’hotel Riviera era frequentato dal malavitoso Lansky e l’hotel Capri era gestito da George Raft, attore colluso con la mafia americana. Nel gennaio del 1959 quando Castro entrò all’Avana insediandosi al 24esimo piano dell’albergo Havana Hilton le cose cambiarono drasticamente.

Oggi l’hotel Nacional, noto anche per il massacro dei 300 ufficiali di Machado che cercarono protezione dall’ambasciatore americano che alloggiava qui, e che lo rifiutò, durante il colpo di stato di Batista, ha un’aurea di maggior rispettabilità e organizza visite guidate nel suo arioso parco affacciato al Malecon.

Noi abbiamo visitato questa zona di Cuba su una bella auto d’epoca. DAll’auto abbiamo costeggiato il Malecon e visto l’edificio Focsa costruito in tempo record in solo 28 mesi nel 1954-56 e gioiello dell’architettura e dell’ingegneria  cubana perché fu interamente costruito in cemento senza l’uso di gru.

Abbiamo poi raggiunto la Necropoli di Cristobal Colon. E’ un cimitero monumentale, uno dei più grandi di tutto il continente americano, quasi interamente di marmo bianco. Sono 56 ettari di terra consacrata in cui la tomba più celebrata è quella della Senora Amelia Goyri, nota come la Milagrosa. E’ facile da individuare perché è l’unica tomba circondata da fiori e meta di molti visitatori e devoti.  La Milagrosa morì di parto nel 1901 e fu seppellita col bambino tra le gambe. Per molti anni dalla sua morte il marito andò a farle visita più volte al giorno bussando alla sua tomba con uno degli anelli di ferro attaccati alla tomba e camminando a ritroso nell’abbandonare la tomba per poterla guardare più a lungo. Quando il corpo della donna fu riesumato era intatto (segno di santità per la fede cattolica) e  fu trovato con il bimbo in braccio: Per questo la Milagrosa èp diventata oggetto di grande culto a Cuba e migliaia di fedeli vengono qui ogni anno nella speranza che esaudisca i propri desideri o faccia una grazia.

INFORMAZIONI PRATICHE

A l’Avana abbiamo dormito in una casa particulares in Calle Sol, vicinissima a Plaza Veja.

La connessione wifi è piuttosto precaria e rara da trovare. Nelle hall degli alberghi come  Hotel Los Frailes (vicino a piazza vecchia) o Hotel Santa Isabel (vicino a piazza delle armi) è possibile sorseggiare una bevanda e trovare una buona connessione.

Per potersi connettere è necessario acquistare delle tessere prepagata nei punti ETECSA al costo di 1 CUC (circa 1 €) per un’ora di connessione. Fatene scorta perché c’è sempre coda per acquistarle e per connettersi a volte ci vuole molto tempo, quindi finiscono rapidamente.  Una alternativa troverete spesso cubani che ve le rivendono  a un prezzo maggiorato (2 o 3 CUC a seconda del luogo e delle trattative). Non sarebbe legale ma vi risparmieranno molto tempo di coda.

Ci hanno sconsigliato i ristoranti segnalati sulle guide turistiche perché, secondo i locali, sono turistici e cari. Abbiamo pranzato e cenato alla birreria artigianale La fattoria Plaza Veja, La Vitrola e la Taverna del Pescador. Dei tre La Vitrola offre una bella varietà di piatti cubani e creoli con qualche contaminazione internazionale (hamburger ad esempio) mentre la Taverna del Pescador propone un’ottima cucina cubana sopratutto di pesce, gamberi e aragoste, ma fa anche una buonissima Roma Veja.

Non si può non bere mojito all’Avana. Tappa immancabile è la Bodeguita del medio, presa d’assalto dai turisti per essere stato il bar preferito di Hemingway. Ma tutti i cubani dicono che non è li che si beve il Mojito migliore della città: provatelo anche a La Dichosa e al bar dell’ Hotel Los Frailes.

 

2. Vinales e le piantagioni di tabacco

Vinales è un paradiso. Noi ci siamo fermate 2 notti ma forse varrebbe la pena farne 3.

E’ una cittadina rurale dove fuori dalle basse case colorate sono “parcheggiati” cavalli e le galline scorrazzano libere attraversando le strade coi loro pulcini al seguito.
Sorge in uno dei più belli scenari naturali di tutta Cuba. E’ un paese da vivere con calma, passando del tempo sulle silos, le sedie a dondolo che sono presenti in tutti i portici di Vinales. Magari fumando un sigaro comprato da un campesigno locale.

Prima di arrivare a Vinales ci siamo fermate all’ecovillaggio di Las Terrazas. fu fondato nel 1968 contestualmente a un ampio progetto  di rifosterazione e oggi è una riserva della biosfera tutelata dall’UNESCO. Un villaggio ecosostenibile abitato da artisti hippies dove è possibile passeggiare, andare in canoa o praticare il canopy.

A Vinales abbiamo soggiornato a casa di Luis e Candida e ci siamo trovate benissimo. Senza dubbio la famiglia più accogliente che abbiamo incontrato (non che le altre non lo fossero). abbiamo passato con loro il capodanno e abbiamo visto candida gettare un secchio d’acqua a mezzanotte dalla porta lungo il dialetto, per lavar via l’anno vecchio e in strada, coi loro vicini, abbiamo salutato il 2017 bruciando un fantoccio. Ne avevamo visti molti sui tetti delle case: rappresentanti il vecchio e vengono bruciati dopo la mezzanotte come buon auspicio.

Abbiamo cenato a casa di Luis che per 10 CUC a testa ci ha offerto cene abbondantissime a base di aragosta, buonissima, maialino (che è un piatto tipico di capodanno), pescato, riso bianco o nero, fagioli nere, zuppa di verdura, manioca, patate dolci fritte, banana fritta, verdure, platano.

Luis ci ha anche organizzato un’escursione a cavallo nello splendido parco Nazionale di Vinales. Per circa 4 ore in sella a Tequila e abbiamo cavalcato per sentieri di terra rossa tra piantagioni di tabacco, canna da zucchero, caffè. Il paesaggio del bellissimo parco costellato dai mogotes, che sono delle colline di formazione calcarea, ceiva (baobab) e essiccatoi di tabacco. Ci siamo fermati a visitare una piantagione di caffè e una di tabacco e qui abbiamo visto all’opera un campesigno che ci ha mostrato il procedimento con cui si preparano i sigari. Il 90% delle foglie di tabacco essiccate devono essere venduta allo stato che a seconda della qualità e della tipologia produce i sigari dei marchi molto noti attraverso una produzione semi industriale. Il 10% del tabacco prodotto invece può essere usato per produrre sigari per la propria famiglia, per la propria comunità, da usare come baratto o da vendere ai turisti. Dalle foglie di tabacco essiccate viene tolta l’anima che continente oltre il 94% di nicotina (la nicotina di scarto qui viene usata per concimare i campi perché tutto il tabacco di Cuba è destinato alla produizione di sigari e non di tabacco da masticare o sigarette). Le foglie vengono poi fatte macerare per almeno 4 mesi, ma spesso dai campesignos molto di più. Questo processo consiste nel mantenere le foglie umide ma non bagnate con una miscela che varia da coltivatore a coltivatore. Contiene acqua, rum , miele, cannella, vaniglia e altre sostanze variabili. E’ questo processo che dona la profumazione dolciastra ai sigari e li rende diversi da produttore a produttore. Abbiamo visto la produzione in due campi diversi e la differenza dei sigari era notevole.
E’ subito evidente che il sigaro a Cuba non ha nulla che vedere con la sigaretta. Non si fuma il sigaro per dipendenza ma per piacere. Si fa con calma, il fumo non si aspira, il gusto in bocca è delicatissimo.Dimenticatevi i  tanto blasonati Montecristo, i romeo Y Juliet o i Bolivar i sigari cubani prodotti  da i guajiros sono un’altra cosa. E lo dico io che non fumo e anzi sono infastidita dall’odore del tabacco!

Sempre nel Parco nazionale di Vinales è possibile fare escursioni a piedi e visitare il famoso murale della preistoria che è un affresco mastodontico rappresentante in maniera un po’ psichedelica la teoria dell’evoluzione. Ha impegnato 18 persone per 5 anni di lavoro e misura 120m. Si può osservare da lontano o pagare un biglietto e avvicinarsi ad esso. (io ho scelto la prima opzione)

Sono carine da visitare anche le due grotte curva de San Miguel e Cueva del Indio, la seconda si visita su una barca a motore.

INFO PRATICHE: qui ci sono più case partulares che case, tutte molto belle e caratteristiche. Non saprei consigliare ristoranti perché noi abbiamo cenato nella nostra casa. E posso dire senza alcun dubbio che sono stati pasti migliori di tutto il viaggio.

Nella piazza principale e nelle vie limitrofe il wifi funziona molto bene.

3.Cienfuegos

E’ il cor francese di Cuba. Abbiamo fatto tappa qui nel nostro transito verso Trinidad. E’ una cittadina più elegante delle altre, ma ci abbiamo fatto una sosta tecnica per una notte a Capodanno, quando la maggior parte dei negozi e dei ristoranti erano chiusi. Stando qualche giorno è possibile fare delle escursioni naturalistiche interessanti. Noi abbiamo preferito Stare più tempo a Trinidad.

Qui non potete non mangiare gamberetti e passeggiare sul lungo mare.

 

4. Trinidad

Trinidad è fantastica. La sua architettura è ferma al 1850, con la chiusura del porto, e per questo si è mantenuta incantevole. Anche qui il panorama musicale è entusiasmante. Alternati alle bellissime case coloniali si trovano moltissimi ristoranti, locali in cui è possibile bere mojito o la buonissima canchanchara (sarebbe da bere nel locale omonimo aperto 24/24). E’ una cittadina piena di gallerie e laboratori di artisti e artigiani in cui è veramente piacevole passeggiare. Inoltre con un taxi o un bus è facilissimo raggiungere la vicina caraibica Playa Ancon.

A Trinidad, città dello zucchero, i coloni hanno scritto la storia della tratta degli schiavi e molti sono i musei che lo raccontano tra cui il Museo Historico Municipal in cui si può anche salire sulla torre da cui si gode una bellissima vista della città. Sono carine da visitare anche la Iglesia de la Santissima Trinidad e Templo de Santeria Yemaya, dove si può approfondire il tema della regla de ocha.

Tutte le case e le chiese hanno porte e finestre protette da inferiate: è il segno della ricchezza passata della città che i Pirati hanno saccheggiato più volte.

INFO PRATICHE: non sarà un problema trovare una bella casa particulare a Trinidad, ce ne sono molte segnalate su trip advisor. Abbiamo cenato nel bellissimo Sol Ananda che è un ristorante – museo allestito in una bellissima casa coloniale in cui sono rimasti gli arredamenti originali. Ha una grande varietà di piatti che comprendono specialità cubane e tentativi di rivisitazioni più internazionali. Nei ristoranti di Trinidad i prezzi sono più turistici.  Il miglior caffè, anche se in generale il caffè a cuba è molto buono, si beve da Don Pepe.

Per Playa Ancón parte un autobus ogni 2 ore al costo di 5 CUC a/r, è possibile prendere un taxi collettivo per 2 CUC o un taxi privato per 10 CUC a tratta

 

5. Santa Clara

Questa è la culla della rivoluzione e forse la città più “moderna e alternativa” di tutta Cuba. E’ vicino a Santa Clara che attraccò Cristoforo Colombo ed è sempre qui che è stato scritto uno dei capitoli più importanti della storia della rivoluzione. Il 18 dicembre 1959 Che Guevara e un gruppo di 18 guerriglieri provocarono il deragliamento di un treno blindato che trasportava armi, soldati e munizioni segnando la fine della dittatura di Batista.

Altri sono i monumenti in onore del Che in questa città. La statua di Che y Nino e il Conjuncto escultorico comandante Ernesto Che Guevara e il relativo Mausoleo. Quest’ultimo è una piazza enorme con una scalinata sopra la quale è stata posizionata un’enorme stata del che in occasione del ventesimo anniversario della sua morte. Sul retro nel 1997 furono portare le spoglie del guerrigliero riesumate da una fossa comune segreta in Bolivia.

Abbiamo visitato anche il Parque Vidal su cui si affaccia l’Hotel Santa Clara Libre che mostra i segni dei proiettili sparati durante la battaglia per la conquista della città nel 1958.

6. Cayo Santa Maria

I Cayos sono delle isolette, quasi sempre collegate all’isola principale da delle strade, accessibili ai turisti e con molte restrizioni ai cubani, che ad esempio per accedervi devono avere un passaporto e soggiornare in uno dei resort, quasi sempre a conduzione straniera. Sono dei paradisi, rappresentano esattamente l’ideale di spiaggia caraibica. Lunghe distese di sabbia bianca, acqua cristallina e una rigogliosa barriera corallina facilmente raggiungibile in barca per snorkeling o immersioni.
ni abbiamo scelto di stare qualche giorno su Caso Santa Maria, ma c’è solo l’imbarazzo della scelta: Cayo Largo, Cayo Levisa, Cayo Blanco, Cayo Jutias….

Sono tutti dei paradisi, con un grosso limite: non sono la vera Cuba. Non hanno la possibilità di soggiornare in casa particulares ma solo in resort all inclusive e questo secondo me è il loro grande limite.

7. Varadero

Devo essere onesta, ero molto scettica sulla proposta che mi era stata fatta di soggiornare qui. Al punto che ho fatto ridurre il numero di notti. Ho sbagliato. E turistici, di conseguenza lo sono anche i prezzi, am la spiaggia enorme non è per niente affollata (almeno non le è stata a inizio gennaio, quando siamo andate noi) e offre molte escursioni interessanti: Abbiamo fatto snorkeling a Playa Coral, che permette l’accesso alla barriera corallina direttamente dalla spiaggia, ma è necessaria la guida perché in alcuni punti il corallo sfiora il pelo dell’acqua ed è possibile tagliarsi se non si conosce la zona. E abbiamo fatto il bagno nel lago di acqua dolce della Curva Saturno, tra stalattiti e stalagmiti.

INFO PRATICHE. impossibile trovare un punto di accesso per il wifi e ristoranti più cari del resto di cuba, prezzi diciamo “europei” eccezion fatta per l’aragosta che risulta essere comunque più conveniente che in altre parti del mondo. Abbiamo cenato nel rinomato Waco Club. posto esclusivo e piacevole con una buona varietà di piatti e un ottimo servizio. La nostra casa particulares, forse la più spartana in cui abbiamo soggiornato, era adiacente al ristorante e pochi metri dal mare, quindi una buona soluzione.

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