Musica e fotografia

“La fotografia è muta, la musica è cieca”

C’è un legame stretto tra la musica e la fotografia. Tutti i miei lavori sono legati a una colonna sonora che ne è parte integrante. Sensazioni, stati d’animo, frasi di libri e canzoni fluttuano in una specie di scatola che ho intorno alla testa e si trasformano in fotografia.

Sono il veicolo più efficace che ho per calarmi nel mood che mi serve per ispirarmi o per richiamare alla memoria un’ emozione lontana.

Quindi il primo link di questo post sarà la colonna sonora con cui leggerlo.

E non è proprio un link a caso visto che le copertine del nuovo album di Jovanotti (Backup) sono state realizzate da Maurizio Cattelan (famoso per il dito medio esposto in Piazza Affari e i tre bambini-manichini impiccati ad un albero di porta ticinese per dirne un paio…) e il fotografo Pierpaolo Ferrari.

La storia della fotografia e della musica si sono spesso incontrate dando vita a copertine di 33 giri e cd o a ritratti di musicisti icona per entrambi i mondi.

L’immagine di alcuni grandi della musica sono indissolubilmente legate a ritratti fatti loro da fotografi di fama mondiale.  Ci sono connubi così stretti che è impossibile pensare al cantante/gruppo senza immaginare quella specifica foto.

Per cui dire Jim Morrison è dire Joel Brodsky. Quella foto è lui! O lui è quella foto (a seconda dei punti di vista).

Come si fa a pensare ai Beatles senza immaginarseli nelle foto di Richard Avedon?
o in quella di Ian McMillan ad Abbey Road in cui i sostenitori della teoria “Paul is dead” trovano presunte prove della loro tesi?

O Jimmy Hendrix nelle immortali foto di Gered Mankowitz che finirono sulla copertina di “rolling stone”.

La famosa fotografia scattata da Pennie Smith durante un concerto dei The clash è diventata non solo la copertina di London calling, ma soprattutto un simbolo del rock.

Una foto sfuocata, che lo stesso fotografo non voleva utilizzare e che fu invece imposta da Joe Strummer che chiese al grafico di “copiare” la cover del primo disco di Elvis Presley, quasi a voler sottolineare per analogia l’importanza dei due dischi nella storia del rock.

Tra i grandissimi fotografi che si avvicinarono alla musica Neal Preston(concerti di The Who, Led Zeppelin; Bob Marley, Police, Queen…). Kevin Cummins (Bjork, Courtney Love, David Bowei, Oasis…). Bob Gruen . Annie Leibovitz che fu la prima fotografA “Rock’n Roll”. E  che è diventata famosa proprio grazie alle foto della tournèe del 1975 dei Rolling Stones e al ritratto a Yoko Ono e Jhon Lennon poche ore prima che venisse assassinato

Anton Corbijn e la foto di Kurt Cobain di spalle (ma anche il matrimonio artistico con gli U2).

E c’è qualcuno che immagina Patty Smith se non attraverso la mente e l’obiettivo di Mapplethorpe?

E ancora molti altri.  Guido Harari, Alessio Pizzicannella, David La Chapelle, Mattia Zoppellaro, Herb Ritts (True Blue di Madonna), Araki Nobuyoshi . Irving Penn e il meraviglioso close-up di Miles Davis per l’album Tutu.

Ci sono canzoni e cantanti che hanno scritto la storia della musica, fotografi che hanno impresso il loro nome nell’olimpo della fotografia.
E poi immagini così forti da essere dentro e contemporaneamente sopra a entrambi questi universi.

Un’ultima immagine (ma ne mancherebbero moltissime) “prestata” alla musica.

di Luigi Ghirri

…”anche se il tempo passa”

 

 

“La fotografia ha senz’altro cambiato la musica. Niente rock’n’roll senza la prepotenza del corpo esibito, niente pop senza il look delle star. Da quando c’è un obiettivo sotto il palco, per farsi sentire bisogna prima farsi vedere. La fotografia ha convinto la musica a farsi performance. Più difficile è capire come la musica ha cambiato la fotografia. Oggi che entrambe si trovano con grande sorpresa a convivere fianco a fianco. Smaterializzate e numerizzate, nella stessa casa: i foto-audio-telefonini in tasca a milioni di adolescenti. ”

Michele Smargiassi ,il Venerdì – la Repubblica (qui l’articolo completo)

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