“Travel is fatal to prejudice, bigotry and narrow-mindedness”
(Mark Twain)

 YUCATAN -QUINTANA ROO (31 dicembre 2015- 8 gennaio 2016)

Il Messico è un paese affascinante, ricco di colori e contrasti. Un viaggio a cavallo tra il mare caraibico, le sue splendide spiagge, le sue acque cristalline e la storia di un popolo antico, i Maya. Passando attraverso la cultura messicana con la sua storia spesso decisa da popoli stranieri, col proprio orgoglio tangibile nella sopravvivenza delle tradizioni e la loro accoglienza e disponibilità. Il tutto sempre condito da sorrisi e tequila.

Le antiche città Maya. Tra Piramidi, cieli saturi e la storia di un popolo che non è estinto.

Chicen Itza e la maestosa piramide di Kukulcan che rende questo luogo una delle 7 meraviglie del mondo moderno.
Uxmal.
Coba immersa nella foresta tra liane e scimmie e che ti catapulta in una dimensione da Indiana Jones. Mentre ti lasci trasportare dai tax tuc-tuc che ti chiedi come fanno a pedalare e portare il tuo peso tra radici, sassi e sentieri disconnessi.
Tulum affacciata sul mare tropicale, affollata e turistica, ma pur sempre affascinante.

E’ tutto così ancestrale, selvaggio che verrebbe  naturale pensare che sia un popolo del passato. E invece i Maya abitano ancora il Messico. Hanno la pelle più scura, capelli lunghi e nerissimi, sono più bassi del resto dei messicani e hanno un abisso negli occhi. Si stanno avvicinando alla comunità “moderna” da pochi anni, così ci spiega Orlando,la nostra guida. Alcune comunità vivono ancora nel cuore della foresta e fanno km e km di cammino per vendere i prodotti delle loro coltivazioni (agrumi, cotone o le fibre di sisal ricavate dall’agave per  tessere le amache). Altri abitano in capanne, in prossimità o all’interno di piccoli villaggi con uno stile di vita modesto di cui non si può far altro che ammirare la dignitosi.

Abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di andare a casa di Don Hernan, nel piccolo villaggio di Sant’Elena.

E di ascolare in una lingua morta tradizioni Maya così vive. Mentre sua moglie accanto al fuoco preparava tortillas e i figli e i nipoti popolavano il cortile pieno di panni stesi e piante sconosciute.

Il popolo messicano l’abbiamo visto in divisa nei grandi resort, locali e ristoranti della riviera maya, da cancun a play del carmen. Qui si è trasferito per trovare lavoro in città nuove costruite dai turisti per i turisti  come Cancun, che è la più anziana ha 30 anni , e Playa del Carmen la città con la più alta crescita demografica al mondo. Dove il Cogo Bongo anima le notti di americani non senza nulla da invidiare ai più famosi locali di Ibiza e Miami.

Qui c’è qualcosa di stonato, che non rispecchia lo spirito del Messico.

Non percepisci la povertà perché non è come sei abituato a vederla in Africa. Ma ti colpisce come un pugno allo stomaco quando un bambino non ti chiede l’elemosina, ma la bottiglietta d’acqua che hai in mano e che costa più della coca cola.

Il suo vero spirito l’abbiamo trovato nelle piazze di Merida e Izamal e nei mercati locali, tra bancarelle di habanero, di carne e street food colorato.

I contrasti li trovi ovunque, anche nel modo di vivere la religione.
E’ un popolo che la religione Cristiana l’ha subita, pagata a caro prezzo. Un popolo che ha purificato col sangue il suo paganesimo secondo il volere dei colonizzatori spagnoli.
Architetture spoglie, domenicane. E una fede viscerale commista ai modi e agli dei pagani.

Anche i sapori sono un’esplosione. Forti, decisi, contrastanti, ma anche dolci e delicati.

Fagioli, peperonicono (il famoso habanero), pannocchie, farina di mais usata per le tortillas che abbiamo gustato in tutte le loro declinazioni (fajtas, burritos…). Spezie colorate e saporite, cipolla, cactus, cetrioli, succhi di frutta a base di Hibiscus e Guava. Mousse di avocado, churros, il cioccolato maya e frutti di cui non ricordo i nomi, guacamole, nachos, zuppa di lime.

Impossibile non assaggiare la tequila e il mezcal, entrambi ottenuti dall’agave con procedimenti e specie diverse, o la margarita.

Dopo tutta questa esplosione di sapori, di colori di tradizioni la natura riesce ancora a sorprenderti.

Prima ancora del paesaggio caraibico, delle acque cristalline e delle spiagge da sogno. Ci sono una flora e una fauna a cui non si abituati.  Che, se ce ne fosse bisogno, disvelano i turisti che si fermano a guardare con faccia esterrefatta la pianta del cotone. O animaletti buffi e dai nomi mai sentiti e che torneranno comodi per vincere a Saltainmente.

I famosi cenotesono pozze di acqua dolce che arriva a raccogliersi in queste grotte meravigliose. Non attraverso fiumi perché qui non ci sono corsi d’acqua superficiali, Ma per filtraggio attraverso le rocce calcaree.  Esistono solo qui, nella regione colpita dal meteorite che ha causato l’estinzione dei dinosauri.

E poi c’è il mare dei caraibi e isole incontaminate e acqua cristallina…

Ultimo, ma non per importanza i nostri compagni di viaggio. Che mi hanno aiutata a far scendere martina dalle piramidi Maya. Quando le vertigini e la paura del vuoto hanno preso il sopravvento. E che  hanno condiviso con noi la voglia di esplorare e conoscere un paese meraviglioso.

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